Eventi social

6 notizie dal web che forse vi siete persi

3.09.2015

Conosciamo perfettamente il senso di smarrimento che ha colto tutti voi al ritorno dalle vacanze; dopo giorni trascorsi all’aperto, di fronte a panorami mozzafiato, vi ritrovate tra 4 mura a fissare un monitor.  Lo sappiamo, è dura riprendere, ma non c’è tempo da perdere, dovete rimettervi in carreggiata e cominciare a lavorare più gagliardi e tosti di prima. Per aiutarvi a recuperare la concentrazione, abbiamo pensato di raccogliere in questo post 6 notizie dal web che magari, tra una nuotata e l’altra, vi siete persi.

1. Partiamo da nostro Signore Motore di Ricerca, colui dal quale sembrano dipendere le sorti digitali: Google. Il colosso di Mountain View ha annunciato la nascita di una nuova holding più grande: Alphabet. Alphabet sostituirà in borsa Google e avrà come amministratore delegato e presidente rispettivamente Larry Page e Sergei Brin, i due fondatori di Google.

CEO di Google sarà invece Sundar Pichai già alla guida di altri importanti progetti come Drive, Maps e Crome. Probabilmente si tratta di un modo di sviluppare altri ambiziosi progetti che poco hanno a che vedere con la “ricerca” di cui Google è ormai sinonimo:  i Google Glass o la Google Car sono un esempio.

Purtroppo Alphabet ha trascurato tre lettere importanti: BMW. Pochi giorni dopo la dichiarazione di Big G, il colosso automobilistico tedesco ha rivendicato l’utilizzo del marchio Alphabet con cui è stato denominato un ramo dell’azienda BMW che si occupa di mobilità aziendale. Nei giorni successivi all’annuncio di Google milioni di utenti hanno provato ad accedere al dominio alphabet.com di proprietà di BMW causando il crollo dei server. I milioni di utenti non sapevano che il dominio della nuova holding fosse .xyz e non .com. A questo simpatico equivoco si aggiungono  le innumerevoli altre aziende e profili social denominati Alphabet.

Sicuramente dai campioni mondiali di ricerca ci aspettavano qualche sforzo in più nella ricerca di un nome più originale.

2. Restiamo sempre nella Silicon Valley e sempre a Moutain View ma parliamo di Linkedin. Il social network dedicato al mondo del lavoro ha reso accessibile a tutti i suoi utenti il Social Selling Index, uno strumento esistente dal 2014 ma riservato agli utenti premium. L’indice di vendita sociale misura il proprio Personal Branding attraverso la valutazione di 4 parametri:

-Creare il brand professionale
-Trovare le persone giuste
-Creare contenuti interessanti
-Costruire relazioni

Il punteggio finale, che risulta dalla somma dei punteggi di questi 4 indici, è il voto che Linkedin dà alla nostra capacità di promuovere noi stessi e può arrivare fino a 100.

E dire che con la fine della scuola avevamo pensato di dire addio una volta per tutte a voti e pagelle.

3. Anche i ricchi piangono…in Giappone. E per ricchi ci riferiamo ai fortunati creatori di Airbnb , sito numero uno per i viaggiatori che preferiscono le normali abitazioni agli hotel. Nato nel 2008 a San Francisco, Airbnb oggi è stato valutato 13 miliardi di dollari e conta 1 milione di utenti in 190 paesi in cui va alla grande, in tutti tranne che in uno: il Giappone. Tokyo con i suoi 13 milioni e 400mila abitanti ha lo stesso numero di annunci di Edimburgo, una città di 500mila abitanti. I motivi di tale debacle? Un interessante articolo del New York Times tradotto poi da Internazionale quest’estate individua le cause di questo flop nella diffidenza, la diffidenza che i giapponesi nutrono nei confronti delle start up in primis e poi nei confronti degli stranieri. Se la situazione non subirà una radicale inversione di tendenza, sarà un serio problema per il Giappone accogliere gli 8 milioni di stranieri previsti per le Olimpiadi del 2020. Airbnb ha circa 5 anni per mettere in atto una strategia in grado di abbattere i muri della diffidenza, dimostrare che gli stranieri non sono poi tanto male e fare dei giapponesi degli  host modello.

4. Ashley Madison, il sito nato per favorire gli incontri extraconiugali, contava 37 milioni di iscritti in 46 paesi il giorno in cui è stato hackerato da un gruppo di pirati informatici identificati come Impact Team. Il 19 agosto Impact Team ha pubblicato su internet i dati dei coniugi adulteri facendo scoppiare uno scandalo internazionale. A differenza di altri atti di pirateria analoghi, gli hacker questa volta ne hanno fatto una questione etica: loro intenzione non era quella di dimostrare quanto fosse fallace la sicurezza informatica del gigante web, ma piuttosto di colpire gli utenti per la loro condotta immorale. Dopo il danno, la beffa non ha tardato ad arrivare: è di qualche giorno fa la notizia che, dei 37 milioni di utenti, il 90-95% sono uomini, poichè i profili femminili  sono in gran parte falsi o inattivi o appartengono a donne che hanno un gran bel da fare.

5. Altro giro, altro colosso del web, parliamo di Spotify. Ci ha tormentato per mesi con la pubblicità in cui ci ricordava la possibilità di conoscere le altrui playlist, da quella dei nostri amici a quella di Barak Obama. E finalmente il Presidente degli Stati Uniti d’America che, in occasione della campagna elettorale del 2012, ne aveva già pubblicata una,  ha reso pubblica questa volta la sua Playlist vacanze; nella top five i Coldplay, Florence+The machine, Lauryn Hill, Bob Dylan e Beyoncè.

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